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75°06'S75°06'S
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ROAD TO ANTARTICA: IL CAMMINO NELLA TERRA DEL SILENZIO

Il professore bresciano che sfida il continente bianco per la scienza, i giovani e il pianeta

C'è un uomo che in questi giorni ha camminato nella Lapponia finlandese, mentre il termometro oscillava tra i -28°C e i -38°C. Le sue impronte sulla neve sono state precise, metodiche. Quell'uomo è Angiolino Tomasi, cinquantanovenne bresciano, preparatore atletico e insegnante di educazione fisica, e quella camminata non è una passeggiata avventurosa: è l'ultima prova generale prima dell'impresa che nessun italiano, tranne Reinhold Messner, ha mai compiuto. Avventurarsi al Polo Sud in solitaria e in autosufficienza trainando una pulka per un percorso di quasi 1.200 Km.

Il sogno di una vita, la sfida di una generazione

Alla soglia dei sessant'anni, quando molti iniziano a rallentare, Tomasi accelera. La sua carriera sportiva, una vita dedicata alla podistica e alla preparazione atletica, gli ha costruito un curriculum di rispetto, ma non abbastanza da convincere automaticamente le autorità antartiche a concedergli il via libera. Per ottenere i permessi necessari e compiere questo viaggio è necessario fare degli allenamenti. Una scelta obbligata, che Tomasi ha trasformato in opportunità: Lapponia, Canada e Groenlandia. Tre teatri di preparazione per il grande atto finale.

La mente prima dei muscoli: il nemico invisibile del Polo

L'obiettivo di questa lunga preparazione è assicurarsi che la persona che si appresta a questo viaggio, sia in grado di accettare qualsiasi tipo di imprevisto e difficoltà: dalla depressione artica al Whiteout, una condizione meteorologica di visibilità zero che può bloccare ogni movimento per settimane intere. In Antartide, la forza bruta non è sufficiente. Non bastano le gambe di un corridore né i polmoni di un alpinista. Serve qualcosa di più raro e più fragile: la tenuta psicologica nel silenzio assoluto, nell'isolamento totale, il bianco non porta solo pace, è in grado di cancellare l'orizzonte e con esso ogni punto di riferimento.


FEAST: quando il cibo diventa scienza della resilienza

Ma c'è un cuore scientifico che pulsa al centro di questa avventura, e si chiama FEAST. Un acronimo che racchiude un'idea rivoluzionaria: il legame profondo tra cibo, stato psicologico e ambienti estremi. In Antartide, come nello spazio, la nutrizione non è solo carburante è architettura mentale.

Il progetto si articola su tre pilastri. Il primo è il rapporto tra nutrizione e umore: un timing dei pasti studiato per stabilizzare energia e focus mentale quando il corpo è al limite. Il secondo è l'idratazione strategica, fondamentale per mantenere la lucidità cognitiva nel momento in cui l'organismo entra in modalità risparmio energetico. Il terzo, forse il più inaspettato, è il concetto di Comfort Food Scientifico, non un premio, non una debolezza, ma uno strumento calibrato per abbassare l'ansia e mantenere l'equilibrio psicologico nelle ore più buie.

L'ambizione di FEAST va ben oltre il 90° parallelo. Le lezioni imparate nel silenzio del Antartide saranno eredità preziosa per le future missioni spaziali e, soprattutto, per chiunque, nella vita quotidiana debba affrontare lunghi periodi di pressione estrema. Tomasi non cammina solo verso il Polo Sud. Cammina verso un modello trasferibile di resilienza umana.

Un messaggio scritto nel ghiaccio per chi affronta le proprie lande desolate

C'è qualcosa di profondamente umano nell'impresa di Tomasi. C'è la storia di un uomo di che dice ai giovani: “è giusto credere nei sogni ed impegnarsi per ottenerli.”

Quando avanzerà nel silenzio del Polo Sud, Tomasi non seguirà soltanto una traccia GPS sulla neve. Seguirà un'idea: che anche nell'estremo si può imparare a stare bene, a restare lucidi, a trasformare la difficoltà in conoscenza. Che le «lande desolate», quelle geografiche come quelle dell'anima si attraversano un passo alla volta, con il corpo, con la mente, e con la certezza che dall'altra parte c'è qualcosa che vale la pena raggiungere.

Per noi di 75°06’S , essere al fianco di esploratori come Angiolino non è solo una scelta tecnica , ma una visione condivisa. Crediamo che i confini si spingano meglio insieme. Siamo felici di far parte di questo viaggio verso il continente bianco.

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