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75°06'S75°06'S
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MONGOLIA DIARIES

The Call of the North

Un'aquila in volo, l'orizzonte che si perde nel bianco. Il nostro viaggio parte da qui: dove il silenzio è più forte del vento, dove la natura detta ancora il ritmo e l'uomo ne segue il respiro.

Tra le distese gelate della Mongolia occidentale vivono i búrkitshy, i cacciatori di aquile della tradizione kazaka, che da secoli tramandano l'arte nobile e selvaggia della caccia con l'aquila reale. Padri e figli addestrano i loro rapaci con rispetto e devozione, un legame antico fatto di gesti e fiducia reciproca. Durante l'inverno le famiglie vivono di pastorizia, spostandosi con le loro mandrie per trovare pascoli che li possano nutrire, seguendo schemi di migrazione stagionale.

Questa è stata l'avventura che abbiamo voluto raccontare durante l'evento dell'8 novembre, nel nostro Store di Vicenza 75°06’S, con al nostro fianco i ragazzi di Eora Collective, un collettivo che condivide la nostra stessa filosofia: credere che il viaggio sia scoperta, confronto, trasformazione. Insieme abbiamo voluto creare non solo un'esposizione, ma un momento di condivisione, uno spazio dove le storie potessero circolare e accendere scintille.

 

"Mongolia Diaries" non è stata solo una mostra fotografica. È stata una finestra aperta su un mondo che resiste, che respira al ritmo delle stagioni, che ci ricorda cosa significa davvero dipendere dalla natura.

Il fotografo Massimo Bietti non si è limitato a documentare il suo viaggio, ma l'ha vissuto appieno. Ha condiviso giorni e notti con una famiglia nomade durante alcuni tratti della transumanza invernale mongola, quando le temperature precipitano a meno quaranta gradi e il vento scolpisce il paesaggio in forme sempre nuove.

I suoi scatti raccontano l'intimità di quel legame primordiale tra uomo e aquila, la maestosità silenziosa dei monti Altai innevati, la dignità di un popolo che sceglie ancora di seguire le antiche vie pastorali. In quelle immagini c'è il respiro corto del freddo che morde, il calore delle ger illuminate dalla stufa a legna, lo sguardo penetrante dell'aquila reale sul braccio del suo compagno umano.

Durante la spedizione, Massimo ha testato sul campo i nostri capi tecnici, progettati proprio per affrontare le condizioni più estreme. Attraverso i suoi scatti abbiamo voluto portare l'attenzione su un tema cruciale: i viaggi al freddo non sono solo avventure adrenaliniche, sono pellegrinaggi verso ecosistemi che stanno cambiando sotto i nostri occhi.

Fuori dalle rotte, nel cuore dell'autenticità, la Mongolia occidentale non è esattamente una destinazione turistica. Non ci sono resort, non ci sono comodità. C'è la steppa, ci sono i nomadi, c'è il silenzio. E proprio per questo diventa uno dei viaggi più intensi che si possano intraprendere.

búrkitshy della provincia di Bayan-Ölgii rappresentano una delle ultime comunità al mondo a mantenere viva la tradizione della caccia con l'aquila reale. Si stima che ne siano rimasti appena duecento. Il rapporto tra cacciatore e aquila è qualcosa che sfugge alla nostra comprensione occidentale. L'aquila viene catturata giovane, cresciuta come un membro della famiglia, addestrata con pazienza infinita. Il loro è un patto di rispetto reciproco che affonda le radici in una cultura dove uomo e natura non sono separati, ma parti di un unico organismo vivente.

 

L'equipaggiamento come alleato

Il nostro intento non è solo di vendere un capo tecnico, vogliamo dare la possibilità ai nuovi viaggiatori di spingersi oltre, di affrontare ambienti che normalmente ci respingerebbero. I nostri capi sono stati progettati per resistere a temperature estreme. Massimo Bietti lo ha sperimentato sulla propria pelle, letteralmente: durante le lunghe giornate di transumanza a cavallo.

In un'epoca in cui il turismo di massa ha invaso anche gli angoli più remoti, crediamo fermamente in un turismo responsabile, in viaggi che lascino impronte leggere. La Mongolia occidentale, con le sue comunità nomadi e i suoi ecosistemi fragili, ci insegna proprio questo: il rispetto per chi ci ospita, l'attenzione agli equilibri ambientali, la consapevolezza che siamo ospiti temporanei di luoghi che appartengono a chi li abita da generazioni.

I ghiacciai che si ritirano, le stagioni che cambiano, i pattern migratori degli animali che si modificano: tutto ci ricorda che siamo parte di un sistema complesso, interconnesso, delicato. E che ogni nostra scelta ha conseguenze.

Il viaggio continua

Le fotografie di "Mongolia Diaries" continueranno a vivere sulle nostre pareti ancora per qualche settimana. Se non siete riusciti a partecipare all'inaugurazione, passate a trovarci. E se l'idea di un viaggio al freddo, tra aquile e steppi innevate, vi ha toccato dentro, venite a parlarne con noi.

Il vero viaggio, comincia molto prima di partire. Comincia con una fotografia che ti entra dentro, con una storia che ti fa sentire vivo, con la consapevolezza che là fuori, oltre le nostre comodità, esistono ancora mondi che aspettano di essere scoperti.

The call of the North continua a risuonare. Voi lo sentite?

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